Niente spiaggia niente favelas. Il Brasile di Daniel Galera
Daniel Galera
Ha 28 anni, un talento precoce ed eclettico, una mente logica e rapida come quella di un matematico. Eppure di professione fa lo scrittore e gli riesce molto bene visto che è considerato uno degli astri nascenti della letteratura brasiliana. Daniel Galera è di origini italiane, suo nonno era di Cremona ma lui è nato a Porto Alegre e da tre anni vive a San Paolo.
In Italia sono usciti Manuale per investire i cani ed altri racconti, Arcana editore e il recente Sogni all’alba del ciclista urbano, Mondadori. Panorama.it ha incontrato Daniel Galera a San Paolo.
Quando hai cominciato a scrivere e perché?
Prima c’è stata la musica, suonavo la chitarra, poi la pittura ma evidentemente non era quello il mio modo di esprimermi. Così ho provato a scrivere. Avevo16-17 anni, ero appassionato di libri, leggevo molto. E ha funzionato. Per questo ho continuato. Avevo delle cose da dire e questo era il modo migliore per farlo.
E il passo per diventare scrittore?
Ho sentito molto forte questo desiderio ai tempi dell’Università. Era il 1996 e in Brasile stava esplodendo Internet anche se era ancora agli inizi, per esempio non esistevano ancora i blog. Così mi sono inventato un sito letterario e perfino un’e-zine che spedivo via email a chi si iscriveva. Era tutto gratis ovviamente ma è stato un periodo bellissimo, pieno di fermento. Ho studiato pubblicità all’Università e in realtà ho odiato questo tipo di corso tanto che in seguito non ho mai lavorato nel settore. Però mi ha dato la possibilità di conoscere moltissimi ragazzi che come me non amavano il corso ma erano appassionati di letteratura, cinema, arte. Così sono arrivato a creare una casa editrice, la Livros do Mal che, nel suo genere è stata un caso perché è riuscita a dare voce ai giovani della nuova letteratura brasiliana.
Oggi è possibile parlare di un movimento di giovani scrittori in Brasile?
No, un movimento vero e proprio no. C’è molta comunicazione, questo sì, e anche scambio di idee ma poi ognuno prosegue nel suo progetto. C’è da dire che è un momento molto bello per il mio Paese, nel cinema, nella letteratura, c’è molto fermento.
Chi legge i tuoi libri non trova gli stereotipi del Brasile, sole, spiaggia, folclore né tantomeno l’impegno sociale nelle favelas e le tematiche legate al narcotraffico ma storie di giovani che potrebbero accadere ovunque.
Si, è vero, ma non credo che questo sia un problema. Ci sono miei colleghi che sull’impegno sociale svolgono un lavoro egregio ma non era quello che io volevo raccontare. Io appartengo alla classe media del Sud del Brasile, racconto quello che mi è vicino. Le mie storie non sono strettamente geografiche anche se per esempio in Sogni all’alba del ciclista urbano il portoghese che uso è quello con l’accento di Porto Alegre.
Il tuo prossimo libro?
Lo sto finendo in questi giorni. Posso dire che la protagonista è una ragazza che vuole avere a tutti i costi un figlio. È una storia nella quale si possono rispecchiare molte mie coetanee. Di tutte le razze e tutte le latitudini. È il bello della letteratura.
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